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dal 12/9/2010


DOVE SIAMO
La nostra sede e qualche notizia per conoscere la nostra città


Chi va più in fretta,
meno vede, meno impara,
e più lieve traccia gli rimane.
- Mario Fantini -
La nostra sede è in via Baraggino presso il Campus delle Associazioni (ex villaggio TAV).

La sede è aperta tutti i venerdi dalle ore 21,00 alle ore 22,30 (escluso il mese di agosto e nelle festività natalizie.)

Coordinate GPS: N45° 12' 16" E7° 53' 05"


Visualizza ACTI Chivasso in una mappa di dimensioni maggiori

A Chivasso esistono due Camper Service idonei anche alla sosta:

Piazzale Libertini, presso la piscina comunale - GPS N45° 11' 06" E7° 53' 34"
Ampio piazzale utilizzato come parcheggio, vicinanze sede Carabinieri, pozzetto, illuminata, incustodita, possibilità di occupazione della piazza per eventi e manifestazioni. Euro 2 per carico acqua.

Piazzale Ceresa, a nord della stazione ferroviaria - GPS N45° 11' 40" E7° 53' 21"
Ampio piazzale utilizzato come parcheggio, acqua, pozzetto, illuminata, incustodita.


Chivasso: la nostra città e il suo territorio

In piemontese si dice "Civass", Chivasso si trova in provincia di Torino a 23 chilometri a nord-est del capoluogo. Comune di quasi 24mila con un vasto territorio pianeggiante, si trova tra il Canavese, il Monferrato ed i colli Astigiani; oltre il Po altri corsi d'acqua che bagnano il territorio chivassese i torrenti Orco e Malone.

Breve storia della città
Duomo di S. Maria Assunta
Torre ottagonale
Palazzo Santa Chiara
Chiesa di Santa Maria degli Angeli
Santuario della Madonna di Loreto
Chiesa dei Santi Giovanni Battista e Marta
Canale Cavour
Mandria
Nocciolini


Breve storia della città.
Notizie riguardanti il prima insediamento in età romana e altomedievale rimangono ancora incerte. Notizie certe si hanno dal 1164, quello che doveva essere un povero villaggio di pescatori fluviali, raccolto intorno alla primitiva chiesa collegiata di San Pietro, viene infeudato dall'imperatore Federico Barbarossa alla stirpe degli Aleramici, marchesi del Monferrato.
La posizione geografica del nuovo feudo, che risulta collocato lungo le vie che dalla Francia, oltrepassando i valichi alpini e attraversando la Pianura Padana, conducono in Lombardia per giungere infine a Roma, lo rendono di notevole importanza strategica.
I marchesi dotano Chivasso di un poderoso castello dove spesso risiede la loro corte, di fortificazioni e torri di vedetta, di una zecca (1307), di corsi d'acqua artificiali detti "rogge", di numerosi conventi ed edifici sacri, fra cui la nuova chiesa collegiata di Santa Maria, nonché della facoltà di tener fiere e mercati.
Nel 1435, la città passa dalla dinastia dei Paleologi a casa Savoia, non perdendo la propria importanza come centro di mercanti e artigiani. La prima metà del XVI secolo è caratterizzata da pestilenze e saccheggi da parte dei mercenari svizzeri e dei Lanzichenecchi a cui si aggiunge, nel 1536, l'occupazione delle truppe francesi.
Alcuni anni dopo la pace di Cateau-Cambrésis (1559) Chivasso torna sotto i Savoia cui rimane sempre fedele: per questo merito è insignita dai sovrani dei titoli di città (1690).
Nel 1705 la cittadin,a che non ha mai perso la propria importanza strategica, sostiene eroicamente l'assedio delle truppe francesi, permettendo così alla capitale dello stato, Torino, di prepararsi alla difesa e di non essere espugnata.
Nel 1753 i Chivassesi festeggiano la solenne beatificazione del loro concittadino Angelo Carletti, francescano osservante vissuto nel Quattrocento e universalmente noto per la compilazione di un prontuario destinato ai confessori detto Summa Angelica. Oggi, il Beato Angelo Carletti è il protettore della città.
Durante il periodo napoleonico la città viene amministrata dai Francesi ed incominci l'abbattimento delle antiche fortificazioni. Dopo il congresso di Vienna (1815), il comune torna sotto il dominio sabaudo. Nella metà dell'800 comincia ad acquisire importanza come nodo ferroviario; il 1866 è segnato dalla costruzione del monumentale canale Cavour, Nel 1870 sul fiume Po, che divide l'abitato dalle colline, viene gettato un maestoso ponte in muratura: distrutto nel 1994 da un'alluvione, sarà poi sostituito dall'attuale in cemento armato.
Nella seconda metà del XIX secolo Chivasso incrementa la sua importanza come centro commerciale, e vi prosperano locande e alberghi. Particolare sviluppo ha il mercato del bestiame che si svolge in Piazza d'Armi, piazza che ospita ancora oggi Palazzo Tesio con la sua bella facciata settecentesca in mattoni a vista, qui, nel 1943, viene firmata la "Carta di Chivasso", importante documento riguardante l'autonomia delle regioni alpine.
Negli anni cinquanta del XX secolo inizia un periodo di notevole sviluppo economico, con rapida espansione demografica ed edilizia: ai piccoli stabilimenti industriali già operanti sul territorio, soprattutto manifattura di tessili, concerie e distillerie, si aggiunge l'impianto della centrale termoelettrica ENEL e lo stabilimento automobilistico Lancia (1963). La chiusura di quest'ultimo nel 1993 ha portato un sensibile declino economico e sociale a cui oggi la città si è oggi parzialmente risollevata investendo sul settore terziario.
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Duomo di S. Maria Assunta
Intorno al Duomo si era costituito il borgo omonimo, che comprendeva anche l'antico castello dei Marchesi del Monferrato del quale oggi rimane la Torre ottagonale proprio di fronte al duomo.
La fondazione della chiesa si deve ai marchesi del Monferrato e fu consacrata, ancora incompiuta , nel 1429. Successivamente il soffitto della chiesa venne sostituito con una volta più elevata nella navata maggiore e nel presbiterio, mentre il campanile venne terminato nel 1487.
La facciata dell'edificio è ricca di fregi e figure in cotto di gusto tardogotico, databili nelle parti più antiche, alla fine del 400. Fra le immagini modellate riconosciamo i dodici Profeti (simboleggianti l'Antico Testamento) e i dodici Apostoli (simboleggianti la predicazione del Vangelo) Queste ventiquattro effigi a figura intera, inserite fra eleganti baldacchini e peducci, incorniciano il portale, che reca le raffigurazioni della Madonna col Bambino e di altri santi. Nella cuspide del portale si scorge il Redentore, affiancato dalla Vergine Annunziata e dall'Arcangelo Gabriele: al di sopra del Cristo si apre il magnifico rosone, sormontato a sua volta dalla figura di un angelo che reca il tondo raggiato con il monogramma del Nome di Gesù.
Sul fianco destro della facciata si innalza il poderoso campanile, originariamente culminava in un'alta guglia ottagonale coperta di lamiere di latta. La cuspide venne abbattuta durante l'assedio del 1705 e sostituita, dalla tozza cella campanaria attuale.. Nonostante la distruzione della guglia metallica, loro simbolo civico, i Chivassesi hanno conservato fino ad oggi il soprannome scherzoso di "facia 'd tòla" (faccia di latta).
L'interno della chiesa è stilisticamente eterogeneo, alcune delle strutture gotiche in mattoni, visibili soprattutto nella navata destra, sono state rimesse in luce negli anni 1930-40 e poi ridecorate. A destra dell'ingresso, si noti in particolare un Compianto sul Cristo Morto, composto di grandi figure in terracotta e databile al secondo 400, è un capolavoro di modellazione che si ispira ad esempi borgognoni. Al secondo altare della navata destra è conservata una tavola, dipinta nel primo quarto del Cinquecento: raffigurante il Compianto, eseguita dal pittore chivassese Defendente Ferrari. Il pulpito risale al sesto decennio del 600 e reca finissimi rilievi raffiguranti il Redentore e gli Evangelisti. Sopra l'ingrasso, spicca il monumentale organo costruito da Felice Bossi nel 1843: è dotato di circa 3800 canne.
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Torre ottagonale
Di fronte al Duomo e nel cuore del centro cittadino (piazza della Repubblica) guardando verso le colline, spicca la Tore ottagonale. É quel che resta del castello eretto nel 1178 ca. da Guglielmo IV Aleramico marchese di Monferrato. Le strutture residue del castello, ormai rovinato dai numerosi assedi, vennero abbattute nel secolo scorso, la torre si salvò grazie alle poderosa fondamenta in massi e ciottoli che la sostenevano. La torre era adibita a polveriera e a prigione.
La parte della torre che si è conservata fino a noi, e che è attualmente coperta da un tetto frutto di un recente restauro, è alta circa venti metri. Presenta all'esterno un rivestimento in blocchi di pietra calcarea e ciottoli e all'interno un paramento murario in mattoni che termina in una volta a padiglione a otto spicchi.
Due porte che si trovano sui lati nord e sud a circa otto metri dalla strada attuale, permettono l'ingresso alla torre (chiusa al pubblico), anticamente si accedeva tramite scale di legno che, in tempo di assedio, venivano rimosse. La torre era divisa in 3 piani pavimentati con legno, attualmente è riempita per metà di detriti.
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Palazzo Santa Chiara
Sede dell'attuale municipio, il palazzo fu edificato tra il 1739 e la seconda metà del XVIII secolo dal padre gesuita Antonio Falletti di Barolo come convento delle Clarisse Osservanti, destinazione dalla quale deriva il nome.
Il complesso, troppo dispendioso, rimase incompiuto: l'attuale facciata del palazzo, ornato da un'interessante meridiana appena restaurata, è una manica del chiostro conventuale, mai condotto a termine. Al piano terreno dell'edificio, dove vi era una cappella, fu allestito intorno al 1864 un teatrino che è tuttora utilizzato, di fronte a questo ambiente, si apre la sala consiliare decorata con affreschi di gusto umbertino.
Al primo piano del palazzo si conservano cinque opere di Demetrio Cosola, uno dei maestri della pittura verista in Piemonte, due, visibili nella sala della giunta comunale, sono i giovanili ritratti ad olio che raffigurano i genitori stessi dell'artista (1875); due altri oli, conservati in un ufficio, sono un nudo virile e il ritratto del fisico chivassese Giuseppe Basso.
La quinta opera è un vasto pastello su tela, conservato presso il gabinetto del sindaco: si intitola "La vaccinazione in Piemonte"; eseguita intorno al 1894, rappresenta, con notevole luminosità coloristica ed equilibrio formale, la vaccinazione antivaiolosa dei bambini.
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Chiesa di Santa Maria degli Angeli
Edificio costruito a partire dal 1584 a cura della confraternita del Santissimo Nome di Gesù. L'aspetto attuale è settecentesco: sia l'interno che la facciata sono stati trasformati, a partire dal 1737, dagli architetti Bernardo Vittone Paolo Lorenzo Garrone. Una invenzione vittoniana è, in particolare, il campaniletto cilindrico. Tra i dipinti dell'interno è interessante una serie di tele databili intorno alla metà del Settecento, opera del pittore varallese Giovanni Battista Grassi alcuni quadri raffigurano storie dell'infanzia di Gesù, mentre un paio di icone sono dedicate a due personaggi venerati dalla confraternita, il domenicano San Vincenzo Ferreri e il beato Angelo Carletti da Chivasso.
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Santuario della Madonna di Loreto
In regione Fontana, sorgeva un pilone con l'immagine della Madonna di Loreto. Nel 1562 la Pubblica Credenza ordinò la costruzione di una cappella, includendovi il pilone. La chiesetta venne ultimata nel 1566, ma intanto l'immagine, essendo deperita fu sostituita da una statua in bassorilievo, che è tuttora nella Chiesa dei Capuccini.
Nel 1614 il nobile Matteo Bosio, divenne capuccino con il nome di Fra Arcangelo, fece costruire un romitorio dove si installarono i confratelli il 10 maggio 1624. I Padri Cappuccini fondarono questo luogo nel 1643, a seguito della distruzione del convento, distrutto nel 1639 dalle truppe di Tommaso di Savoia-Carignano. In quell'occasione si portarono appresso una statua lignea della Vergine Lauretana, considerata miracolosa, tuttora sull'altare maggiore del santuario. La chiesa oggi esistente non è però quella seicentesca, fu infatti riedificata nel 1897. Nella volta un l'affresco di Luigi Morgari raffigurante il miracoloso trasporto della Santa Casa da Nazareth a Loreto. Interessante è l'altare maggiore barocco, costruito in legno, ai lati del simulacro mariano, forse cinquecentesco, spiccano due ovali di scuola piemontese del Settecento, raffiguranti i santi Giuseppe da Leonessa e Fedele da Sigmaringen.
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Chiesa dei Santi Giovanni Battista e Marta
L'edificio iniziato nel 1707 e consacrato nel 1751, fu sede di una pia società di laici che assunse il nome di confraternita della Misericordia, prefiggendosi come principali incombenze il conforto e la sepoltura dei condannati a morte. Al centro della sobria facciata spiccano gli intagli in rovere del portale barocco (datato 1729) che reca in alto la testa del Battista, simbolo del sodalizio della Misericordia. L'interno della chiesa presenta una pianta centrale impostata sull'ottagono e sormontata da un'alta cupola.
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Canale Cavour
Al fondo di un secolare viale d'ippocastani, pochi passi fuori del centro storico, sorge la monumentale chiavica: è il punto di partenza del Canale Cavour, uno dei massimi raggiungimenti dell'ingegneria ottocentesca e che, con opportune modifiche ed integrazioni, è tuttora efficiente. E' costruita in pietre e mattoni resistentissimi.
A fianco dell'edificio sorge il monumento in bronzo, opera dello scultore Francesco Porzio (1898), raffigurante l'ingegner Carlo Noè, costui fu l'infaticabile progettista e direttore dei lavori dell'intero canale.
L'opera conta piu' di 300 costruzioni tra ponti, ponti-canali, sifoni e castelli di guardia. Veri capolavori di ingegneria sono le gallerie-sifone per sottopassare i corsi d'acqua.
Nel 1846, l'Ing. Carlo Noè, fu incaricato dal conte Camillo Benso di Cavour di elaborare uno studio definitivo, ricavandolo da un precedente progetto di Francesco Rossi di Vercelli, progetto ampliato e integrato.Il canale fu completato in soli tre anni, fra il 1863 e il 1866: principale scopo dell'impresa era quello di portare acque irrigue nel Piemonte nordorientale, alimentando in particolare le colture risicole del Vercellese e del Novarese; questo corso d'acqua artificiale, infatti, convoglia le acque del Po all'altezza di Chivasso, accoglie poi quelle della Dora Baltea, sottopassa il Sesia e, dopo 85 chilometri, termina nel comune di Galliate confluendo nel fiume Ticino.
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La Mandria
Ubicata in aperta campagna, a 6 km a nord-est della città, la Mandria è un grandioso e simmetrico complesso di edifici in mattoni a vista, mirabile esempio della razionalità Settecentesca applicata alla costruzione di edifici d'impatto ambientale, circondati da un reticolo regolare di appezzamenti agricoli. Ancora oggi, pur nel parziale degrado architettonico, arrivando alla Mandria di Chivasso si possono riconoscere gli evidenti segni della razionalità settecentesca che la concepì.
La Mandria fu edificata per volontà del re Carlo Emanuele III di Savoia nel decennio 1760-70, quale azienda economica di proprietà regia, dipendente dalla Venaria Reale di Torino ed espressamente finalizzata ad incrementare e razionalizzare l'allevamento dei cavalli e in particolare delle puledre (la cosiddetta razza), destinate alla riproduzione per coprire i fabbisogni della corte e di parte dell'esercito.
Le sue origini risalgono al 1764, quando Carlo Emanuele III, acquistò diversi appezzamenti agricoli al cui centro fece costruire un gran cascinale con mattoni a vista in uno stile che ricorda il barocco juvarrano. Il cascinale, era destinato all'allevamento dei cavalli, ai loro incroci, questi infatti dovevano servire come provvigione per l'esercito del Re, quando quest'attività cessò, le terre furono adebite ad uso agricolo.
Durante la guerra del 1915-1918, il Governo requisì il territorio per convertirlo in un campo d'aviazione. Qui vennero imprigionati quasi dodicimila polacchi, prigionieri di guerra.
Il complesso a pianta rettangolare a tre piani, con profondi androni e da quattro porte che si aprono su altrettanti viali. La parte centrale, detta il Castello, mantiene ancora la sua forma d'origine benche' siano stati effettuati diversi ritocchi. Al suo esterno venne eretta una cappella nel 1768, anch'essa è in stile barocco juvarrano, ornata di stucchi e con stupende volte.
Oggi gli edifici sono smembrati fra diversi proprietari, e versano in un degrado architettonico ed ambientale, al momento in restauro, non sono visitabili. La chiesa di S. Eligio può essere visitata in occasione delle funzioni religiose. Gli spazi esterni sono invece visitabili in qualunque momento.
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Nocciolini
L'arte pasticcera chivassese propone i Noasèt, minutissimi amaretti a base di nocciole Piemonte, albume d'uovo e zucchero, nati per sbaglio nella seconda metà dell'800 nel laboratorio dell'allora Pasticceria Nazzaro e da subito proposti come specialità Chivassese.
Ormai diventati simbolo di Chivasso è difficile tracciare i confini della notorietà ormai centenaria di queste chicche di pasticceria, oggi per lo più conosciute con il nome di "Nocciolini"; certo è che passare da Chivasso e non acquistarne una confezione è veramente un peccato! Si sgranocchiano da soli o accompagnati dall'altrettanto tipico zabaione.
Chi ebbe una parte determinante nella valorizzazione e nella diffusione di questa tipica specialità, fu il cavalier Nazzaro che fece conoscere i dolcetti chivassesi all'Esposizione Universale di Parigi del 1900, nonché all'Esposizione di Torino del 1911; per essi, nel 1904, ottenne il brevetto col relativo marchio di fabbrica rilasciato dal Ministero del Commercio del Regno d'Italia. La fama dei Nocciolini aumentò quando, sia Vittorio Emanuele III di Savoia che i duchi di Genova, concessero all'intraprendente produttore il titolo di "fornitore della Real Casa".
Il primo nome della specialità fu quello di "noisettes": voce francese che significa, semplicemente, "nocciole". Negli anni del fascismo il nome venne italianizzato in Nocciolini e così rimase.
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A.C.T.I. Chivasso